Gnocco fritto a Modena: crescentine, tigelle e borlengo
FNFrancesco NoliLa risposta breve
A Modena lo gnocco fritto è pasta di farina fritta nello strutto, la crescentina è un dischetto di pane cotto fra due piastre, e il borlengo è una sfoglia sottilissima cotta in una padella di rame. Tigella era il nome del disco di terracotta usato per cuocere le crescentine, non del pane: oggi però è denominazione ufficiale sia nel disciplinare della Camera di Commercio sia nel registro regionale, quindi ordinare tigelle non è un errore. L'errore vero è a Bologna, dove crescentine significa gnocco fritto. Il borlengo, per disciplinare, si somministra solo in sette comuni di collina.

Cosa distingue gnocco fritto, crescentine, tigelle e borlengo, perché qui la tigella è il disco di terracotta, e dove mangiarli con indirizzi e telefoni.
C'è una domanda che ci arriva su WhatsApp quasi ogni settimana: ma le tigelle e le crescentine sono la stessa cosa? E lo gnocco fritto? Sono tre cose diverse, si distinguono da come vengono cotte, e il caos sui nomi non è colpa di chi arriva da fuori: è colpa di sessanta chilometri di via Emilia, lungo i quali la stessa parola cambia significato.
Qui mettiamo in fila le differenze — con i numeri dei tre disciplinari depositati alla Camera di Commercio di Modena — poi dove mangiarli e come farli in casa. Le trattorie da tortellini stanno in dove mangiare a Modena.
Tre pani diversi, e come si riconoscono
Il modo più veloce per non sbagliare è guardare la cottura: è quello che i disciplinari normano, ed è quello che cambia il piatto.
| Gnocco fritto | Crescentina (tigella) | Borlengo | |
|---|---|---|---|
| Come si cuoce | immersione nello strutto | fra due piastre o su pietra | in una padella di rame |
| Temperatura | massimo 180 °C | 200-220 °C | fuoco vivo, non normata |
| Spessore | 1-6 mm prima di friggere | 1-1,5 cm da cotta | 0,5-0,7 mm da cotto |
| Tempo | finché non è dorato | 2-4 minuti | 5-7 minuti in tutto |
| Dimensione | lato o diametro 5-15 cm | diametro 5-15 cm | un quarto di una padella da 40-60 cm |
| Si mangia | intero, con salumi sopra | aperto a metà e farcito | già condito, ripiegato in quattro |
| Dove | tutta la provincia | tutta la provincia | solo sette comuni di collina |
Fonti: i disciplinari depositati alla Camera di Commercio di Modena per la Crescentina (Tigella) di Modena, il Gnocco Fritto di Modena e il Borlengo di Guiglia. Peso massimo, per i primi due: 100 grammi.
Se devi ricordare una sola cosa: lo gnocco fritto è fritto, la crescentina è pane, il borlengo è una cialda.
Crescentina, tigella, cherscènta: chi ha ragione
Gira una mezza leggenda secondo cui tigella sarebbe il nome sbagliato. È una semplificazione.
La tigella, in origine, era lo strumento: un disco di terracotta refrattaria che si arroventava sul fuoco e con cui si copriva l'impasto — la parola arriva dal latino tegere, coprire. Si impilavano più dischi alternandoli all'impasto, avvolto in foglie di castagno o di noce. Il registro regionale parla di stampi di 12-15 centimetri di diametro e 1,5-2 di spessore, dai quali usciva un disco finito di 8-10 centimetri. Erano decorati — rosette, stelle a sei punte, lo stemma di famiglia nelle case importanti — ed è il motivo per cui il disciplinare specifica che la superficie è "più scura in corrispondenza di eventuali raffigurazioni".
Crescentina viene invece dal verbo crescere, cioè dalla lievitazione. In dialetto modenese suona cherscènta, ed è il motivo per cui un locale di via Albinelli si chiama La Chersenta.
Poi arriva la parte che ribalta il finale. Il disciplinare si intitola "Crescentina (Tigella) di Modena" e all'articolo 1 mette nero su bianco che i tre nomi — Crescentina, Tigella, Crescenta — sono equivalenti. Il registro regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali va oltre e registra il prodotto come "Tigella modenese, tigèla modenese, crescentina modenese, cherscènta modenese", mettendo tigella al primo posto.
Quindi ordinare "tigelle" non è un errore. Dire "crescentine" è solo il segnale che conosci il posto.
L'errore vero, quello che costa un piatto sbagliato
Sta cinquanta chilometri più in là. A Bologna la parola "crescentine" indica lo gnocco fritto, non i dischetti di pane: chi impara il termine su una guida bolognese e lo usa qui si vede arrivare tutt'altro.
| Come lo chiamano | Dove | Cos'è davvero |
|---|---|---|
| gnocco fritto | Modena, Reggio Emilia | pasta fritta |
| crescentine | Bologna | pasta fritta |
| torta fritta | Parma | pasta fritta |
| chisolini, chisulén | Piacenza | pasta fritta |
| pinzini | Ferrara | pasta fritta |
| crescentine, tigelle | Modena | dischetti di pane alla piastra |
L'ultima riga manda fuori strada: la stessa parola, a due province di distanza, indica due cibi diversi.
Cosa dice davvero il disciplinare dello gnocco fritto
Il disciplinare del Gnocco Fritto di Modena, revisione 1 del giugno 2018, è più severo di quanto ci si aspetti. Oltre alla farina di grano tenero tipo "0" e/o "00", gli obbligatori per 10 chili sono due: 550 grammi di sale fino (tolleranza 250) e acqua quanto basta. Il resto è facoltativo: strutto raffinato e/o margarina fino a un chilo, latte, farine di grano maltato e/o zucchero fino a 400 grammi, lievito.
Sulla lavorazione il testo è preciso: l'impasto "viene sfogliato in stese dello spessore desiderato compreso tra 1 e 6 mm", poi porzionato in rettangoli, quadrati o cerchi. Il finito è irregolare, ondulato e dorato.
E poi il punto che nessuno scrive: la cottura avviene "mediante immersione in strutto alla temperatura massima di 180 °C". Non olio di semi. Strutto.
Strutto o olio: il punto su cui i locali si dividono
Molti locali oggi friggono in olio di semi e lo dichiarano: rende lo gnocco più leggero, ed è una scelta legittima — ma non è quella del disciplinare. Chiederlo prima di ordinare, qui, è normale.
Quanto all'origine longobarda che si legge ovunque, è una ricostruzione tramandata, non un fatto documentato. Documentato è l'uso recente: fino alla metà del Novecento era la base della colazione contadina invernale, nel periodo della macellazione del maiale fra novembre e dicembre. C'è ancora chi lo mangia la mattina, con la marmellata.
La crescentina secondo il disciplinare
Qui il sale scende: per 10 chili di farina tipo "0", "00" o integrale ne bastano 200 grammi (tolleranza 120), più acqua. Facoltativi: strutto e/o olio d'oliva fino a un chilo o un litro, latte fino a due litri, farine di cereali maltate fino a 60 grammi, lievito o bicarbonato.
Il metodo prevede una lievitazione di minimo 20 minuti e una cottura in forno o su pietra refrattaria a 200-220 °C dai 2 ai 4 minuti, fino a un colore leggermente dorato.
Un dettaglio quasi comico: l'articolo 4 stabilisce che "la designazione Crescentina (Tigella o Crescenta) di Modena è intraducibile" — e la stessa riga sta nel disciplinare dello gnocco fritto. Non esiste una traduzione ufficiale in inglese, e non deve esistere. Il controllo di conformità spetta alla Camera di Commercio o a un organismo di certificazione da lei designato.
Perché i numeri della Regione non coincidono
Confrontando disciplinare e scheda regionale trovi due discrepanze, e non sono errori. La scheda dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali elenca lo strutto di suino fra gli ingredienti e parla di dischi da 8-10 centimetri; il disciplinare mette lo strutto fra i facoltativi e ammette da 5 a 15. La prima racconta la tradizione, con lo stampo di terracotta che fissava la misura; il secondo una norma commerciale, valida anche per un laboratorio.
Va detto anche cosa questi documenti non sono: né lo gnocco fritto né la crescentina sono DOP o IGP. Sono tutelati dal marchio collettivo "Tradizione e sapori di Modena" della Camera di Commercio, che ad agosto 2026 copre 26 prodotti, dal Nocino di Modena al Marrone di Zocca.
Il borlengo si mangia in collina, non in città
Il borlengo è il più estremo dei tre, e in centro a Modena, semplicemente, non lo trovi.
L'impasto si chiama colla, e il nome dice tutto: per 1000 grammi di farina ci vanno 5 litri d'acqua (tolleranza 20%), più sale quanto basta. Uno a cinque, cioè una pastella liquida. Le uova sono facoltative, fino a cinque o 300 grammi per chilo di farina.
La colla si versa con un mestolo su un attrezzo chiamato "Sole": una padella di rame stagnato con manico, di 40-60 centimetri di diametro, che si fa roteare per distribuirla. Il disciplinare è categorico: "per la cottura del Borlengo è vietato l'utilizzo di strumenti di cottura diversi dal Sole" — niente cottole, niente piastre. Il disco si cuoce sui due lati fino a 0,5-0,7 millimetri, si condisce e si ripiega due volte: quattro strati, un quarto della superficie. Va servito caldo, giallo paglierino e friabile.
Il condimento è la concia, o cunza: lardo e/o pancetta macinati con aglio e rosmarino pestati, più Parmigiano Reggiano DOP grattugiato. La differenza tecnica che vale la pena conoscere: sul borlengo la concia viene cotta prima di essere distribuita, sulla crescentina la cunza si spalma cruda e si scioglie col calore del pane.
La parte che conta per organizzarsi. L'articolo 2 limita produzione e somministrazione a sette comuni — Castel d'Aiano, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Vignola, Zocca e Castello di Serravalle — e l'articolo 4 aggiunge che si serve solo nei locali licenziatari del marchio. Tradotto: il borlengo è una gita, non una cena in centro. Da Modena si sale verso Vignola e Guiglia in una quarantina di minuti d'auto.
Sull'origine si litiga: Guiglia la fa risalire all'assedio del castello di Montevallaro nel 1266, Zocca e Montese contestano la paternità. È leggenda locale, non storia documentata.
La cunza, e cosa ci si mette dentro
Il pesto modenese — cunza in dialetto — è la farcitura storica della crescentina: lardo di maiale, aglio e rosmarino, spesso con Parmigiano Reggiano grattugiato. Le proporzioni di casa — tradizione domestica, non regola scritta, perché il disciplinare norma il pane e non la farcia — sono 250 grammi di lardo, due spicchi d'aglio e due rametti di rosmarino.
La tecnica conta più delle dosi: il lardo si lascia a temperatura ambiente almeno un'ora, si priva della cotenna, si riduce a quadratini e infine si batte a coltello; aglio e rosmarino si pestano nel mortaio. Il frullatore la trasforma in una crema salata e le toglie la consistenza granulosa, che è metà del piacere.
Per il resto la farcitura è libera: il classico è crescentina, mortadella e squacquerone, e la rassegna di salumi e formaggi sta in sapori di Modena. In montagna esistono farciture storiche di cinghiale e coniglio.
Dove mangiarli in città
In centro i locali dove crescentine e gnocco fritto sono il piatto e non un contorno si contano sulle dita. Le trattorie che le fanno bene senza essere specializzate stanno in dove mangiare a Modena.
| Locale | Indirizzo | Telefono | Cosa sapere |
|---|---|---|---|
| L'Or-Ma Crescenteria | Via dei Gallucci 25 | 334 2337910 | La sola interamente specializzata che abbiamo trovato in centro; crescentina componibile |
| La Chersenta | Via Luigi Albinelli 46 | 059 238487 | A due passi dal mercato coperto; il nome è il dialetto per crescentina |
| Tigellino, Tigelleria Ducale | Largo San Giorgio 95 | 059 7105441 | Fuori dalle mura, orario continuato; degustazioni da 5 a 30 pezzi |
| Gnocco tigelle | Viale Gaetano Storchi 375 | 059 5800246 | Fuori centro, formula illimitata |
Indirizzi e telefoni li abbiamo raccolti in agosto 2026; orari e prezzi no. Fra un aggregatore e l'altro non coincidono — per L'Or-Ma abbiamo trovato tre versioni diverse degli stessi giorni di apertura. Sono attività familiari che cambiano orario spesso: la telefonata è l'unica conferma vera. L'ordine di grandezza dei prezzi sta in dove mangiare a Modena, e il menù online di Tigellino dichiara di non offrire alternative senza glutine per il rischio di contaminazione: se in tavola c'è un celiaco, chiedilo al telefono.
Se non trovi posto, in città ci sono i punti di Dispensa Emilia, catena nata a Modena, con orario continuato: un ripiego, e va detto per quello che è, industriale.
Dove mangiarli in Appennino
È in collina che si trova il borlengo, e lì quasi tutti aprono solo nel fine settimana: senza prenotazione si resta fuori.
| Locale | Dove | Telefono | Quando |
|---|---|---|---|
| Trattoria Sant'Apollonia | Via Castellino 4082, Guiglia | 059 700001 | Venerdì sera, sabato e domenica |
| Chiosco La Quiete | Via Castellino, Rocca Malatina (Guiglia) | 059 795534 | Da martedì a domenica |
| Locanda Sbrigati | Via Roma 36, Guiglia | 059 792551 | Tutti i giorni, pranzo e cena |
| Agriturismo Nonna Nella | Via Buzzeda 4, Monteorsello di Guiglia | 342 6681316 | Solo sabato e domenica |
| Il Cantacucco | Via Montalbano 5500/B, Zocca | 059 985067 | Chiuso mercoledì e giovedì |
| In Bottega | Viale Mazzini 2B, Vignola | — | Chiuso lunedì e giovedì |
La Sant'Apollonia sta davanti ai Sassi di Rocca Malatina: la gita ha una ragione anche senza il pranzo.
Per il borlengo cercate dentro il perimetro dei sette comuni: la Trattoria del Borlengo in via Castello 748 a Castello di Serravalle (051 6704873) — in provincia di Bologna, come Castel d'Aiano, ma dentro l'elenco del disciplinare: quel confine è culturale, non provinciale; la Trattoria La Campagnola in via Cà de Barozzi 12 a Vignola; il Ristorante La Spiaggetta in via Castiglione 8 a Savignano sul Panaro. Anche qui: indirizzi verificati, orari da confermare per telefono.
A Sestola, invece, circolano tre schede diverse intestate a Pelloni e non sappiamo quale sia il bar storico citato dalle guide: chiedete in paese.
Feste, sagre e un museo
La Festa della Crescentina è a Pavullo nel Frignano il 29 e 30 agosto 2026, ingresso gratuito. Sabato gli stand gastronomici aprono alle 19:00; domenica si mangia a pranzo e a cena, con la settima edizione del Palio del Parmigiano Reggiano della Montagna Modenese, le fruste infuocate e i mercatini. La organizzano nove gruppi frazionali, e fra questi la Pro Loco tiene uno stand senza glutine — che, come vedrai più sotto, in una crescentineria normale non è scontato. Programma sul sito del Comune di Pavullo. Da Modena, quaranta minuti d'auto in salita.
La Sagra del Borlengo di Guiglia è un appuntamento di fine maggio: le date cambiano ogni anno e non le abbiamo trovate su una fonte del Comune, quindi vanno verificate in primavera.
Fuori stagione resta il Museo del Castagno e del Borlengo, in via San Giacomo 724 a Zocca (340 0985612). Il calendario è stagionale: ad agosto tutti i giorni tranne il lunedì, 14:30-18:30, più la mattina 10:00-12:00 nei weekend e nei festivi; a settembre solo domenica e festivi il pomeriggio; a ottobre, in stagione di castagne, il sabato pomeriggio e la domenica anche la mattina. L'ultimo giorno di apertura è il 1° novembre.
Farli in casa: la tigelliera e la ricetta del Comune
Lo gnocco fritto non richiede attrezzatura: una padella, strutto o olio, e la temperatura da rispettare è 180 °C al massimo — sopra, brucia fuori e resta crudo dentro.
Le crescentine sì. Servono due superfici calde che cuociano il dischetto da sopra e da sotto insieme: è tutto il senso dei dischi di terracotta di una volta. Lo strumento moderno si chiama tigelliera, o cottola: uno stampo da fornello a più posti — i formati standard sono da 4 e da 7 — in ghisa, alluminio pressofuso o pietra refrattaria. La compatibilità con l'induzione non è scontata e va verificata sul singolo modello. Le versioni elettriche hanno spina europea a 220-230 volt: se il regalo deve attraversare l'oceano, la scelta sicura è quella da fornello.
Sulla ricetta, la fonte più solida è la rete civica del Comune di Modena: 500 grammi di farina, 3 cucchiai d'olio d'oliva, 150 millilitri di latte, una bustina di lievito secco, zucchero e sale. Lievito sciolto in mezzo bicchiere d'acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero, dieci minuti di attesa, impasto fino a una palla liscia, lievitazione 2-3 ore; poi palline grandi come una noce, stese a mezzo centimetro e cotte sulla piastra preriscaldata fino a doratura.
Questa ricetta di casa è più ricca del disciplinare, che come obbligatori prevede solo farina, sale e acqua. Non è una contraddizione: latte e grassi sono facoltativi, e in cucina domestica quasi tutti li mettono.
Quando non ne vale la pena
Se hai una sola sera a Modena, non spenderla in crescentineria. Le crescentine sono buone e costano poco, ma il piatto che qui si fa meglio che altrove sono i tortellini in brodo, e quelli si mangiano nelle trattorie. Con poco tempo, le crescentine sono il pranzo, non la cena.
Lo gnocco fritto non è un piatto leggero. È pasta fritta nel grasso servita con salumi: sei o sette pezzi con un tagliere e un Lambrusco sono una cena piena, non un antipasto da prendere prima di altro.
Chi è celiaco, qui, ha vita dura. Le crescentinerie lavorano farina tutto il giorno in spazi piccoli, e almeno una dichiara di non offrire alternative senza glutine per il rischio di contaminazione. Meglio chiedere per telefono che scoprirlo al tavolo.
Il borlengo non è per tutti, ed è giusto saperlo prima di fare quaranta minuti di curve. È una cialda sottilissima e friabile condita con lardo, aglio e rosmarino: chi si aspetta una piadina resta spiazzato, perché non c'è morbidezza da nessuna parte e il sapore dominante è il grasso aromatizzato.
Le versioni gourmet dividono. Se sei qui per capire com'è la cosa vera, la prima ordinala classica: cunza, oppure mortadella e squacquerone.
Dove dormire
Non vendiamo tour, ma se sei nostro ospite ti diciamo dove andare stasera e, quando serve, chiamiamo noi per il tavolo. I nostri quattro appartamenti a Modena sono in centro storico o sui viali che lo circondano, e si prenotano direttamente con noi, senza commissioni di piattaforma.
Per questo tema il più comodo è l'appartamento in via De' Correggi: da lì raggiungi a piedi in cinque minuti sia via dei Gallucci sia il Mercato Albinelli, dove si compra il lardo per la cunza.
Se invece arrivi in auto perché hai in programma la salita in Appennino, i due appartamenti sui viali — Modena Prestige, al piano terra, e Vista Ghirlandina — stanno entrambi in Viale Vittorio Veneto, fuori dalla zona a traffico limitato: per arrivarci non attraversi nessun varco. La sosta resta però quella pubblica dei viali, a strisce blu e a pagamento dal lunedì al sabato, gratuita la domenica e nei festivi: tariffe e alternative in parcheggio in centro a Modena.
Da leggere prima di andare
Sapori di Modena fa la panoramica dei piatti e dove mangiare a Modena elenca le trattorie con orari e chiusure — parecchie servono solo a pranzo. Il Mercato Albinelli è dove si compra il lardo; la guida alle acetaie e la visita a un caseificio del Parmigiano sono le gite che si abbinano meglio a una crescentineria di collina, e Modena e dintorni copre la collina del borlengo.
Se arrivi in auto, leggi la ZTL di Modena — è attiva 24 ore su 24 — e il parcheggio in centro. Per il resto, cosa vedere a Modena.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra gnocco fritto e tigelle? Cambia la cottura. Lo gnocco fritto è pasta lievitata stesa fra 1 e 6 millimetri e immersa nello strutto a massimo 180 °C: esce gonfia e dorata. La crescentina, che quasi tutti chiamano tigella, è un dischetto di pane alto 1-1,5 centimetri cotto a 200-220 °C per 2-4 minuti e aperto a metà per farcirlo. Uno è fritto, l'altra è pane.
Perché a Modena si dice crescentina e non tigella? Perché la tigella, in origine, era lo strumento: il disco di terracotta refrattaria che si arroventava sul fuoco e si impilava con l'impasto in mezzo. Il nome dell'attrezzo è poi passato al cibo. Crescentina viene dal verbo crescere, cioè dalla lievitazione, e in dialetto suona cherscènta.
È sbagliato ordinare tigelle a Modena? No, ed è la precisazione che quasi tutti gli articoli sbagliano. Il disciplinare della Camera di Commercio di Modena si intitola Crescentina (Tigella) di Modena e all'articolo 1 dichiara equivalenti i tre nomi Crescentina, Tigella e Crescenta; il registro regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali mette Tigella modenese al primo posto.
Dove si mangiano crescentine e gnocco fritto in centro a Modena? I locali dove sono il piatto principale e non un contorno sono L'Or-Ma Crescenteria in via dei Gallucci 25 e La Chersenta in via Luigi Albinelli 46, a due passi dal mercato coperto. Poco fuori dalle mura c'è Tigellino, in largo San Giorgio 95. Gli orari cambiano spesso: telefona prima.
Il borlengo si mangia anche a Modena città? Non a norma. Il disciplinare del Borlengo di Guiglia limita produzione e somministrazione a sette comuni di collina: Castel d'Aiano, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Vignola, Zocca e Castello di Serravalle. Va trattato come una gita di mezza giornata, non come una tappa in centro.
Cos'è la cunza? È il condimento tradizionale della crescentina, detto anche pesto modenese: lardo di maiale, aglio e rosmarino battuti a coltello, spesso con Parmigiano Reggiano grattugiato. Si spalma sulla crescentina appena aperta e ancora bollente. Sul borlengo, invece, la concia si cuoce prima di distribuirla.
Gnocco fritto e crescentine sono prodotti DOP? No: non sono né DOP né IGP. Sono tutelati dal marchio collettivo Tradizione e sapori di Modena della Camera di Commercio, che copre 26 prodotti del territorio e a cui fanno capo i tre disciplinari di Crescentina, Gnocco Fritto e Borlengo. Lo gnocco fritto è iscritto anche al numero 124 dell'elenco regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali.
Serve la tigelliera per farle in casa? Serve una piastra doppia che cuocia il dischetto da sopra e da sotto insieme: la tigelliera, o cottola, nei formati standard da 4 e da 7 posti, in ghisa, alluminio pressofuso o pietra refrattaria. Le versioni elettriche hanno spina europea, quindi per chi vive fuori Europa la scelta sicura è quella da fornello, verificando la compatibilità con l'induzione.
Domande frequenti
Quello che ci chiedono più spesso.
Che differenza c'è tra gnocco fritto e tigelle?
Cambia la cottura. Lo gnocco fritto è pasta lievitata stesa fra 1 e 6 millimetri e immersa nello strutto a massimo 180 °C: esce gonfia e dorata. La crescentina, che quasi tutti chiamano tigella, è un dischetto di pane alto 1-1,5 centimetri cotto a 200-220 °C per 2-4 minuti e aperto a metà per farcirlo. Uno è fritto, l'altra è pane.
Perché a Modena si dice crescentina e non tigella?
Perché la tigella, in origine, era lo strumento: il disco di terracotta refrattaria che si arroventava sul fuoco e si impilava con l'impasto in mezzo. Il nome dell'attrezzo è poi passato al cibo. Crescentina viene dal verbo crescere, cioè dalla lievitazione, e in dialetto suona cherscènta.
È sbagliato ordinare tigelle a Modena?
No, ed è la precisazione che quasi tutti gli articoli sbagliano. Il disciplinare della Camera di Commercio di Modena si intitola Crescentina (Tigella) di Modena e all'articolo 1 dichiara equivalenti i tre nomi Crescentina, Tigella e Crescenta; il registro regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali mette Tigella modenese al primo posto.
Dove si mangiano crescentine e gnocco fritto in centro a Modena?
I locali dove sono il piatto principale e non un contorno sono L'Or-Ma Crescenteria in via dei Gallucci 25 e La Chersenta in via Luigi Albinelli 46, a due passi dal mercato coperto. Poco fuori dalle mura c'è Tigellino, in largo San Giorgio 95. Gli orari cambiano spesso: telefona prima.
Il borlengo si mangia anche a Modena città?
Non a norma. Il disciplinare del Borlengo di Guiglia limita produzione e somministrazione a sette comuni di collina: Castel d'Aiano, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Vignola, Zocca e Castello di Serravalle. Va trattato come una gita di mezza giornata, non come una tappa in centro.
Cos'è la cunza?
È il condimento tradizionale della crescentina, detto anche pesto modenese: lardo di maiale, aglio e rosmarino battuti a coltello, spesso con Parmigiano Reggiano grattugiato. Si spalma sulla crescentina appena aperta e ancora bollente. Sul borlengo, invece, la concia si cuoce prima di distribuirla.
Gnocco fritto e crescentine sono prodotti DOP?
No: non sono né DOP né IGP. Sono tutelati dal marchio collettivo Tradizione e sapori di Modena della Camera di Commercio, che copre 26 prodotti del territorio e a cui fanno capo i tre disciplinari di Crescentina, Gnocco Fritto e Borlengo. Lo gnocco fritto è iscritto anche al numero 124 dell'elenco regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali.
Serve la tigelliera per farle in casa?
Serve una piastra doppia che cuocia il dischetto da sopra e da sotto insieme: la tigelliera, o cottola, nei formati standard da 4 e da 7 posti, in ghisa, alluminio pressofuso o pietra refrattaria. Le versioni elettriche hanno spina europea, quindi per chi vive fuori Europa la scelta sicura è quella da fornello, verificando la compatibilità con l'induzione.
Mangi bene, poi torni a casa a piedi.
Il Mercato Albinelli, le trattorie del centro e i banchi del Lambrusco sono tutti a pochi minuti dai nostri appartamenti. Dopo una cena come si deve, non dover guidare è metà del piacere.



